
Errori nell’ISEE possono portare spiacevoli conseguenze (e sanzioni). Un errore nella dichiarazione ISEE può infatti comportare multe salatissime, fino a 25.822 euro e, nei casi più gravi, anche conseguenze penali. Se rilevato per tempo, è però possibile correggerlo presentando un modello integrativo oppure una nuova DSU.
ISEE: il rischio di errori è ridotto al minimo
Va premesso che grazie ai controlli automatici della piattaforma INPS, il rischio di errori è ridotto: la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) non può essere inviata se contiene incongruenze evidenti rilevate dal sistema.
Tuttavia, se un errore sfugge ai controlli automatici e l’ISEE viene comunque rilasciato con dati scorretti, si rischiano sanzioni che vanno da 5.000 a 25.000 euro. Rimane ferma la possibilità di correggere la dichiarazione per evitare sanzioni più gravi.
Come correggere un ISEE errato?
Se ci si accorge di aver inserito dati sbagliati nell’ISEE, è importante agire subito. Questo è possibile in due modi:
- modello integrativo (FC3): permette di aggiungere informazioni mancanti senza dover rifare tutta la dichiarazione. Va inviato all’INPS o all’Agenzia delle Entrate entro 15 giorni dalla presentazione della DSU iniziale.
- nuova DSU: se l’errore è più rilevante, conviene presentare una nuova Dichiarazione Sostitutiva Unica con i dati corretti, che sostituirà integralmente quella precedente.
Cosa fare se l’errore è responsabilità del CAF?
A volte non è il contribuente a sbagliare, ma il CAF. Molti contribuenti si affidano ai CAF per evitare errori nella compilazione dell’ISEE. Tuttavia, anche i CAF possono errare e commettere imprecisioni. In questi casi, la rettifica segue le stesse modalità viste sopra.
I CAF, che devono informare il cittadino sulle possibili conseguenze di dichiarazioni errate, non sono responsabili per errori o omissioni contenuti nei documenti forniti dal contribuente stesso. Cioè: se l’errore è stato comunque commesso dal contribuente, il CAF non ha nessuna colpa.
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Se un CAF commette invece un errore nella compilazione o nell’invio di una pratica fiscale o previdenziale, può essere ritenuto responsabile delle conseguenze subite dal cittadino. La normativa italiana prevede che il CAF sia tenuto operare con diligenza e professionalità, e un suo errore può configurare una responsabilità civile.
In questo caso sarà il CAF a risarcire il contribuente, ma se non dovesse farlo spontaneamente, il solo modo per agire sarebbe quello di intentare una causa contro quest’ultimo. Insomma, si tratterebbe di un iter lungo e travagliato per il cittadino.
Le sanzioni previste per errori nell’ISEE
Secondo gli articoli 75 e 76 del D.P.R. 445/2000, chi presenta un ISEE con dati non veritieri può incorrere in sanzioni da 5.164 a 25.822 euro e nella perdita del diritto a future agevolazioni.
Se il valore del beneficio ottenuto supera i 3.999,96 euro, si può arrivare anche a una condanna penale, con reclusione da tre mesi a sei anni. Inoltre, l’Agenzia delle Entrate potrà richiedere la restituzione delle somme indebitamente percepite.
Cosa fare se l’errore viene scoperto dopo aver ricevuto il bonus
Nel caso in cui l’errore venga scoperto solo dopo aver ottenuto un bonus o un’agevolazione, è necessario intervenire subito per correggere l’ISEE ed evitare le conseguenze.
L’articolo 316-ter del Codice Penale punisce chi beneficia indebitamente di fondi pubblici tramite dichiarazioni false. Correggere tempestivamente l’errore è essenziale per evitare gravi conseguenze economiche e legali.