Scatta l’allarme per i percettori dell’Assegno Unico. Una recente pronuncia della Cassazione – sentenza n. 24140 del 2023 – ha infatti evidenziato come l’uso improprio di questa risorsa comporti conseguenze legali serie. Che vanno dalla reclusione al pagamento di multe salatissime. È quindi utile capire come è permesso spendere AU senza incappare in spiacevoli ‘incidenti’ con la legge. Anche perché si rischia solo di peggiorare ulteriormente situazioni familiari già complicate. Vediamo qui sotto tutti i dettagli.
Assegno Unico, scatta l’allarme sulle modalità di spesa
L’Assegno Unico è al momento una risorsa cruciale per le famiglie italiane con figli a carico. Ma occorre fare attenzione alle modalità e ai contesti in cui viene speso, perché in caso di uso improprio le conseguenze legali potrebbero essere pesanti. Lo dice in particolare la Cassazione, con la sentenza n. 24140 del 2023, che sottolinea come l’Assegno venga erogato dall’INPS in base a specifici criteri economici (ad esempio, l’ISEE).La misura è infatti destinata a:
- Famiglie con figli minorenni
- Nuclei con figli maggiorenni fino a 21 anni (in determinate condizioni)
- Nuclei familiari che hanno figli con disabilità, senza limiti di età.
Ma il punto cruciale, che affrontiamo qui, è come è lecito spendere i soldi dell’Assegno una volta appurato che è possibile averne diritto.
Conseguenze legali dell’uso improprio dell’Assegno
Vediamo quindi cosa accade quando l’Assegno viene usato per scopi non conformi alla legge. Su questo punto, l’INPS chiarisce che le somme ricevute devono essere destinate ai bisogni dei figli, quindi non a spese personali dei genitori. Un punto cruciale, questo, soprattutto per le famiglie con genitori separati o divorziati, dove la gestione di AU può diventare oggetto di contenzioso. In questo particolare caso, secondo il D.Lgs. n. 230/2022, l’assegno unico deve essere suddiviso equamente tra i genitori che esercitano la responsabilità genitoriale.
Va però sottolineato come, in situazioni di affidamento condiviso, accada spesso che le parti concordino di attribuire l’intero importo di AU al genitore collocatario, scelta che potrebbe portare a malintesi sull’uso dei fondi statali. Motivo per cui la Cassazione ha chiarito che, in caso di separazione, se il genitore non collocatario si appropria dell’assegno, senza utilizzarlo per il benessere del figlio, si configura per questa persona il reato di appropriazione indebita.
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In senso generale, poi, la Cassazione ha stabilito che l’Assegno Unico ha natura di integrazione alimentare, quindi è vincolato a scopi specifici e non può essere utilizzato per soddisfare esigenze personali del genitore. Le pene per questo tipo di reato includono la reclusione, da due a cinque anni, e multe salatissime che vanno dai 1.000 ai 3.000 euro complessivi. Meglio quindi controllare bene come vengono spesi i soldi dell’AU. Evitando, se mai dovesse sorgere la ‘tentazione’, di comportarsi in maniera furba sfidando la legge.
Come evitare di farsi ‘prendere la mano’
È ovviamente comprensibile, da un certo punto di vista, che alcuni genitori vengano ‘tentati’ dalla possibilità di usare AU per spese personali. Soprattutto perché il costo della vita continua ad aumentare, e non è certo facile mantenere un nucleo con stipendi spesso al di sotto della soglia di povertà. Il punto, però, è che utilizzare l’Assegno per scopi diversi da quelli consentiti metterebbe davvero nei guai chi lo fa. E rischierebbe di peggiorare ulteriormente una situazione familiare probabilmente già complessa, per via di multe salate e di altre possibili conseguenze legali.
Meglio quindi pensarci due volte. Assicurandosi di spendere i soldi del sussidio solo nella maniera consentita dalla legge. E in fondo, per convincersi ad agire in questo modo, basta pensare esclusivamente al bene dei figli. Il resto potrà essere sistemato in altra maniera. Magari con bonus ad hoc pensati per altre eventualità. In fondo, i sussidi dello Stato servono proprio a questo.