Assumere un percettore di Assegno di inclusione (ADI) o un disoccupato che sta ricevendo la NASpI può essere conveniente, ma gli incentivi non sono identici e la scelta “migliore” dipende dal tipo di contratto e dall’importo della NASpI residua. Conoscere numeri, limiti e condizioni è quindi cruciale per trasformare un’agevolazione teorica in un reale risparmio sul costo del lavoro. Ecco qui sotto tutti i dettagli.
ADI e NASpI, le regole di base dei due sussidi
L’incentivo per chi assume beneficiari di ADI/SFL è stato introdotto con il D.L. 48/2023 e confermato come misura strutturale nel 2026: riguarda i datori di lavoro privati che assumono lavoratori percettori di Assegno di inclusione o Supporto per la formazione e il lavoro, tramite offerte registrate nel sistema SIISL. L’incentivo NASpI, invece, esiste da anni nella forma di contributo legato alla quota di indennità residua e continua a valere nel 2026 come misura stabile per favorire il reinserimento dei disoccupati percettori di NASpI.
Quanto si risparmia con un percettore ADI
Per chi assume un beneficiario di ADI o SFL, la norma prevede un esonero dei contributi previdenziali INPS (escluso INAIL) per un massimo di 12 mesi. Le soglie economiche sono chiare:
- Contratto a tempo indeterminato, apprendistato o trasformazione a tempo indeterminato: esonero del 100% dei contributi fino a 8.000 euro l’anno, cioè circa 666 euro al mese per lavoratore;
- Contratto a tempo determinato o stagionale: esonero del 50% dei contributi fino a 4.000 euro annui, pari a circa 333 euro al mese.
In pratica, su un full time medio il datore può arrivare a ridurre di oltre il 20% il costo aziendale annuo assumendo a tempo indeterminato un beneficiario di ADI, soprattutto nei settori dove il peso dei contributi è elevato. L’incentivo inoltre è “a importo fisso”: il vantaggio quindi non dipende dall’importo dell’Assegno che percepiva il lavoratore, ma solo dal tipo di contratto e dalla durata.
Quanto si risparmia con un percettore NASpI
L’incentivo NASpI funziona in modo diverso: non è una percentuale dei contributi, ma una quota (20%) dell’indennità NASpI che il lavoratore avrebbe continuato a percepire. In caso di assunzione a tempo indeterminato o trasformazione da tempo determinato, il datore può ottenere mensilmente il 20% dell’indennità residua, per tutto il periodo che sarebbe rimasto al lavoratore, tramite conguaglio sui contributi dovuti.
Ad esempio: con una NASpI residua di 12 mesi pari a 1.000 euro al mese, l’incentivo corrisponde a 200 euro mensili, cioè 2.400 euro complessivi; con una NASpI residua di 6 mesi da 800 euro, invece, il beneficio scende a 960 euro totali. Il vantaggio, quindi, è molto variabile: più lunga e più alta è la NASpI residua, più conveniente diventa l’incentivo per l’azienda.
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ADI o NASpI: cosa conviene davvero a chi assume
Se si guarda solo all’importo massimo teorico, l’assunzione di un percettore di ADI/SFL con contratto a tempo indeterminato offre il bonus migliore: fino a 8.000 euro di sgravio contributivo in 12 mesi, a fronte di un tetto che, nel caso di NASpI, in molti scenari pratici resta sotto questa cifra. L’incentivo ADI è inoltre più “prevedibile”: il datore sa fin dall’inizio qual è il plafond annuo, mentre l’incentivo NASpI dipende dalla posizione individuale del lavoratore e dalla sua storia contributiva.
La NASpI, però, ha due punti di forza da non sottovalutare:
- È una misura strutturale valida per tutto l’anno e non richiede il passaggio attraverso il SIISL, quindi può essere più semplice da gestire in flussi di assunzione ordinari
- Consente in alcuni casi di cumulare il beneficio con altri esoneri (nei limiti della disciplina sugli aiuti di Stato), soprattutto quando il lavoratore rientra anche in altre categorie incentivate, come over 50 o donne svantaggiate.
Insomma, in termini di convenienza pura, per un’assunzione standard a tempo indeterminato, con lavoratore “medio” e NASpI residua non particolarmente alta, l’incentivo ADI tende a generare un risparmio maggiore sul costo contributivo, specie se si arriva vicino al tetto di 8.000 euro. Mentre l’incentivo NASpI diventa competitivo solo quando l’indennità residua è elevata (importi mensili alti e molti mesi ancora da percepire).
Come trasformare ADI o NASpI in un vantaggio (per i percettori)
Se oggi stai ricevendo ADI o NASpI, questi incentivi non sono solo un aiuto temporaneo: possono diventare il tuo biglietto da visita per le aziende. Sapere che il datore di lavoro, assumendoti, può risparmiare migliaia di euro di contributi significa infatti che puoi presentarti come un candidato “conveniente”, oltre che competente.
In concreto puoi:
- Specificare nel curriculum e nel colloquio che sei percettore di ADI o NASpI e che la tua assunzione dà diritto a esoneri contributivi o a un incentivo economico
- Rivolgerti ai centri per l’impiego o ai servizi accreditati per farti inserire in offerte SIISL e percorsi di politiche attive
- Chiedere supporto a patronati, CAF o consulenti per preparare una breve scheda da consegnare all’azienda con indicato, in modo semplice, di quale incentivo può beneficiare assumendoti (massimale, durata, requisiti).
Un datore di lavoro che vede un profilo adeguato e, in più, un incentivo chiaro e quantificato sarà più propenso a fare il passo dell’assunzione, soprattutto a tempo indeterminato. In questo senso, ADI e NASpI non sono solo sussidi: se li conosci e li spieghi bene a chi ti seleziona, possono diventare il fattore che fa pendere la bilancia a tuo favore nel momento decisivo.