Il Reddito di base europeo è tornato al centro del dibattito dopo che la Commissione europea ha registrato una nuova Iniziativa dei cittadini dedicata a un reddito incondizionato in tutti gli Stati membri. Sui social si è diffusa l’idea di un assegno di circa 1.100 euro al mese per ogni cittadino, senza limiti ISEE e senza obbligo di cercare lavoro, ma è fondamentale chiarire che, ad oggi, non esiste alcuna legge approvata né alcun pagamento in arrivo. Ecco però a che punto siamo e come potrebbe funzionare il meccanismo.
Reddito di base europeo, a che punto siamo con la proposta
Il 7 luglio 2026 la Commissione europea ha registrato formalmente l’Iniziativa dei cittadini europei che chiede di favorire l’introduzione di un reddito di base incondizionato nei Paesi dell’UE. La registrazione:
- Certifica che l’iniziativa è giuridicamente ammissibile
- Non rappresenta un via libera politico o finanziario alla misura
- Non comporta l’adozione immediata di norme o l’avvio di pagamenti.
In questa fase, quindi, non esistono ancora moduli per richiedere il reddito di base né ci ci sono graduatorie o elenchi dei beneficiari. Inoltre, non è stato definito alcun importo ufficiale per l’Italia o per gli altri Stati membri.
La cifra di circa 1.100 euro al mese, circolata sui social negli ultimi giorni, è semplicemente una stima teorica basata su alcuni calcoli di sostenitori del reddito di base (in genere ancorata al 60% del reddito medio nazionale), ma non è stata né approvata né validata da atti europei.
L’obiettivo del reddito di base 2026
A livello teorico, gli organizzatori dell’iniziativa chiedono alla Commissione di promuovere un reddito di base incondizionato in tutti gli Stati membri, attraverso una raccomandazione ai governi nazionali. Secondo i promotori, l’espansione dell’intelligenza artificiale e della robotica renderebbe infatti sempre più urgente svincolare il sostentamento economico dalla necessità di vendere la propria forza lavoro. Questo perché nel prossimo futuro, a parità di beni e servizi prodotti, potrebbero non esserci posti di lavoro sufficienti per tutti.
La proposta parte quindi da un principio cardine: se la quantità complessiva di ricchezza prodotta resta stabile o aumenta, questa può essere ridistribuita dall’alto per garantire a ogni persona un livello di vita dignitoso. Un’idea simile era già stata presentata nel 2020, ma non aveva raggiunto il numero minimo di firme per arrivare all’esame della Commissione. Ora invece l’iter è ufficialmente avviato.
Scarica la nostra app e risparmia con i bonus attivi in Italia:
Come funziona il percorso: firme, soglie e tempi
Perché la proposta arrivi sul tavolo della Commissione europea servono alcuni passaggi ben precisi. Dopo la registrazione, avvenuta il 7 luglio scorso, gli organizzatori hanno sei mesi per avviare ufficialmente la raccolta delle firme. Da quel momento decorre poi un periodo di 12 mesi durante il quale dovranno raccogliere almeno 1 milione di firme valide di cittadini UE, rispettando le soglie minime in almeno 7 Stati membri.
Il raggiungimento del milione di firme, tuttavia, non introdurrà automaticamente il reddito di base. Perché a quel punto la Commissione dovrà:
- Esaminare l’iniziativa
- Incontrare i promotori
- Decidere se presentare o meno una proposta legislativa, motivando pubblicamente la propria scelta.
Le firme, dunque, serviranno innanzitutto ad aprire un confronto istituzionale, ma non rappresenteranno in alcun modo un referendum vincolante.
Che cos’è il reddito di base incondizionato
I promotori dell’iniziativa definiscono il reddito di base incondizionato come un sostegno economico garantito a ogni persona, riconosciuto come diritto e finalizzato a garantire condizioni di vita dignitose. Per essere tale, deve rispettare quattro caratteristiche:
- Universale: è erogato a tutti, senza verifiche su reddito, patrimonio, età, professione o stato occupazionale. Non prevede limiti ISEE o soglie economiche: ogni cittadino ha diritto al reddito di base indipendentemente dalla propria situazione.
- Individuale: viene assegnato alla singola persona e non al nucleo familiare. Non dipende dallo stato civile, dalle forme di convivenza o dal reddito di altri conviventi; questo serve a evitare controlli invasivi sulla vita privata e a garantire autonomia economica a ogni individuo.
- Incondizionato: non richiede di lavorare, cercare lavoro, dimostrare disponibilità a svolgere attività socialmente utili o aderire a ruoli di genere predefiniti. Non è subordinato a obblighi di comportamento o a percorsi di inclusione: viene riconosciuto in quanto diritto, non come contropartita.
- Sufficiente: l’importo deve essere adeguato a prevenire la povertà e consentire una partecipazione reale alla vita sociale. In molte analisi si fa riferimento alla soglia del 60% del reddito medio netto nazionale come parametro minimo per definire una cifra sufficiente, da adattare a ciascun Paese europeo.
Queste caratteristiche distinguono il reddito di base da strumenti come reddito di cittadinanza, Assegno di Inclusione o sussidi vincolati, che restano condizionati a ISEE, requisiti e obblighi di attivazione lavorativa.
In sintesi, il reddito di base europeo è oggi una proposta politica in fase di raccolta sostegni, non un bonus pronto all’uso né un assegno da 1.100 euro già deliberato. Chi sceglierà di firmare l’iniziativa sosterrà l’idea di aprire un confronto formale sull’introduzione di un reddito universale e incondizionato. Il passo successivo dipenderà dalle valutazioni della Commissione e, in ultima analisi, dai governi e dai Parlamenti dei singoli Stati membri. La strada però è già tracciata.