Bonus casa 2027, come cambiano tra limiti di spesa e detrazioni: la guida completa

Redazione

14 Luglio 2026

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Dal 1° gennaio 2027 il mondo dei bonus casa entra in una nuova fase, segnata dall’arrivo del nuovo TUIR (Testo Unico delle imposte sui redditi) varato con il decreto legislativo n. 117 del 19 giugno 2026. Le agevolazioni per i lavori sugli immobili – dal bonus ristrutturazioni all’ecobonus, passando per il sismabonus – trovano finalmente una collocazione unitaria all’interno del testo, ma il prezzo di questa “razionalizzazione” è un forte ridimensionamento delle percentuali di detrazione e, nel medio periodo, dei limiti di spesa.

In sostanza, dal 2027 le detrazioni si attestano su livelli più bassi rispetto al decennio dei maxi bonus, e il sistema a doppio binario introdotto in via transitoria per il 2025–2026 lascia spazio a un quadro più severo, soprattutto per le seconde case e gli immobili diversi dall’abitazione principale. Allo stesso tempo cambiano i riferimenti normativi da indicare nei pagamenti con “bonifico parlante”, imponendo a banche, professionisti e contribuenti di aggiornare causali e procedure.

Di seguito una panoramica, bonus per bonus, su cosa succede dal 2027 e sui principali aspetti pratici da tenere d’occhio.

Bonus ristrutturazioni: aliquote più basse e tetti invariati (per ora)

Il nuovo TUIR recepisce la disciplina del bonus ristrutturazioni trasponendo nell’articolo 17 il contenuto dell’articolo 16‑bis del vecchio DPR 917/1986, che per anni ha rappresentato la norma base per la detrazione sulle spese di recupero del patrimonio edilizio. La regola “ordinaria”, che rimane sullo sfondo, prevede una detrazione del 36% su un limite massimo di 48.000 euro per unità immobiliare, ripartita in dieci anni.

Negli ultimi anni, però, il bonus casa è stato potenziato più volte. Le disposizioni transitorie dell’articolo 373 del nuovo TUIR fotografano questa evoluzione e stabiliscono cosa accade nel triennio di transizione. Dal 2025 è in vigore un sistema a doppio binario basato sulla destinazione d’uso dell’immobile:

  • Per le abitazioni principali del contribuente l’aliquota è salita al 50%
  • Per gli altri immobili è rimasta al 36%
  • Il tetto di spesa è stato raddoppiato rispetto all’ordinario (48.000 euro), salendo così a 96.000 euro per unità immobiliare.

Questa impostazione è confermata fino al 31 dicembre 2026. Dal 2027, invece, entra in scena una riduzione generalizzata:


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  • La detrazione per i lavori sull’abitazione principale scende dal 50% al 36%
  • Per tutti gli altri immobili l’agevolazione si riduce ulteriormente al 30%
  • Il limite di spesa rimane, almeno per ora, fermo a 96.000 euro.

Si tratta di un passo indietro significativo rispetto agli anni in cui il recupero edilizio godeva di una detrazione potenziata al 50%. Inoltre, la normativa prevede un ulteriore abbassamento progressivo: dal 2028, salvo nuove proroghe, il tetto di spesa dovrebbe tornare a 48.000 euro e l’aliquota consolidarsi al 36% per tutti, senza più distinzione tra prima e seconda casa.

In pratica, chi ha in programma interventi strutturali o lavori di ampia portata sulla propria abitazione dovrà valutare con attenzione tempi e modalità di avvio, perché la convenienza fiscale dei lavori effettuati nel 2027 risulterà sensibilmente ridotta rispetto al biennio precedente.

Ecobonus: cronistoria di un taglio progressivo

L’ecobonus entra invece nel nuovo TUIR attraverso le disposizioni degli articoli 371 e 372, che riordinano la storia delle agevolazioni per la riqualificazione energetica. Introdotto con la Finanziaria 2007 (legge 296/2006), l’ecobonus prevedeva inizialmente una detrazione del 55%, da ripartire in tre anni, con massimali differenziati:

  • 100.000 euro per la riqualificazione energetica globale dell’edificio
  • 60.000 euro per interventi su involucro (infissi, pareti) e pannelli solari
  • 30.000 euro per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale.

Con il decreto legge 63/2013 l’aliquota è stata poi innalzata al 65%, valida fino al 31 dicembre 2024, e successivamente affiancata da un doppio binario che, dal 2018, ha ridotto al 50% la detrazione per interventi considerati “minori” (come infissi, schermature solari, caldaie a condensazione standard).

Tra il 2017 e il 2024 si è affermata quindi la stagione dei maxi bonus condominiali ed “ecosisma”, con aliquote dal 70% all’85% per interventi combinati di riqualificazione energetica e adeguamento antisismico, soprattutto nei condomìni. Questo periodo ha rappresentato l’apice delle agevolazioni, ma la curva si è invertita a partire dal 2025, quando la riforma fiscale ha cancellato le vecchie percentuali generose e ha riportato ecobonus e bonus casa entro un quadro più sobrio, basato su detrazioni al 50% o al 36% a seconda della destinazione dell’immobile.

Dal 2027, infine, l’ecobonus viene definitivamente allineato al nuovo schema: anche per gli interventi di efficienza energetica la detrazione seguirà le aliquote del 36% per la prima casa e del 30% per gli altri immobili, con ripartizione in dieci anni. Di fatto, si chiude la stagione delle maggiorazioni legate al tipo di intervento e si entra in un sistema più piatto, che penalizza in particolare le riqualificazioni profonde e i lavori sui fabbricati non adibiti ad abitazione principale.

Sismabonus: addio alle aliquote “premiali”

Il sismabonus, dedicato agli interventi di riduzione del rischio sismico, ha beneficiato per anni di un regime speciale con detrazioni fino all’80–85%, modulato in base al miglioramento delle classi di rischio e alla tipologia di immobile (singole case, condomìni, acquisti di immobili demoliti e ricostruiti).

Gli articoli 371 e 372 del nuovo TUIR tracciano la cronistoria di questa agevolazione e ne definiscono il destino: dal 2025 le aliquote “premiali” vengono progressivamente abrogate e il bonus antisismico si allinea alle percentuali del bonus ristrutturazioni, con detrazioni al 50% per l’abitazione principale e al 36% per gli altri immobili, ripartite in dieci anni.

Dal 2027, anche per il sismabonus, entra in vigore lo stesso sistema già visto per ristrutturazioni ed ecobonus: 36% sulla prima casa, 30% sugli altri immobili, dieci rate annuali e addio definitivo al sistema di classi di rischio e alle aliquote maggiorate. È un cambiamento rilevante, perché rende economicamente meno vantaggiosi interventi che spesso richiedono investimenti molto elevati, spingendo molti proprietari a valutare con attenzione tempi e portata dei lavori.

Bonifico parlante: cambiano i riferimenti normativi

Oltre al quadro delle percentuali, la riforma ha conseguenze pratiche sui pagamenti. Per fruire dei bonus edilizi è obbligatorio utilizzare il cosiddetto bonifico parlante, un bonifico “speciale” in cui vengono indicati:

  • Il codice fiscale del beneficiario della detrazione
  • La partita IVA o il codice fiscale del soggetto che esegue i lavori
  • La causale che richiama la norma di riferimento dell’agevolazione.

Finora i portali bancari e postali hanno proposto causali precompilate che richiamano i vecchi articoli, quindi:

  • Per le ristrutturazioni: riferimento all’articolo 16‑bis del DPR 917/1986
  • Per il risparmio energetico: richiamo alle norme dell’ecobonus (legge 296/2006, articolo 1 commi 344‑347, e articolo 14 del DL 63/2013).

Con il nuovo TUIR, però, la “casa” normativa dei bonus edilizi cambia. L’articolo 17 del D.Lgs. 117/2026 assorbe e sostituisce il vecchio articolo 16‑bis, mentre gli articoli 371, 372 e 373 riordinano le disposizioni su ecobonus, sismabonus e transitori.

Di conseguenza, dal 1° gennaio 2027 i riferimenti corretti per i bonifici dovranno richiamare i nuovi articoli del TUIR aggiornato. Le banche e Poste Italiane saranno chiamate ad aggiornare i propri sistemi, introducendo causali adeguate, mentre chi compila manualmente il bonifico dovrà prestare grande attenzione alla dicitura da inserire.

Sarà poi l’Agenzia delle Entrate a fornire le indicazioni definitive:

  • Chiarendo quali riferimenti normativi utilizzare
  • Specificando se, in una fase di transizione, sarà ancora possibile avvalersi delle vecchie causali senza perdere il diritto alla detrazione.

Quel che è certo è che la notte di Capodanno 2026–2027 non segnerà solo l’ingresso di un nuovo anno, ma l’avvio operativo di un impianto fiscale completamente diverso per la casa. Chi programma lavori di ristrutturazione, efficientamento energetico o messa in sicurezza antisismica dovrà tenere insieme tre livelli di attenzione: le nuove percentuali di detrazione, i limiti di spesa e le regole tecniche sui pagamenti, perché da questi dettagli dipenderà la possibilità di sfruttare al meglio le agevolazioni ancora disponibili.