Incentivo autoimpiego under 35, cos’è e come presentare domanda all’INPS

Redazione

25 Giugno 2026

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Per i giovani che vogliono mettersi in proprio arriva un nuovo aiuto economico: l’INPS ha reso operativo l’Incentivo autoimpiego under 35, previsto dal Decreto Coesione. Il bonus garantisce fino a 500 euro al mese per tre anni ai disoccupati under 35 che avviano una nuova attività in Italia, in ambiti chiave per l’innovazione e la transizione digitale ed ecologica.

Per i progetti approvati dall’istituto, sono partiti a giugno 2026 i pagamenti con liquidazione anticipata, mentre per chi ha ricevuto un ‘no’ si è aperto ufficialmente il canale per la presentazione delle istanze di riesame. Ecco tutti i dettagli sull’incentivo.

Chi può ottenere l’incentivo autoimpiego under 35

L’incentivo è stato introdotto dall’articolo 21, comma 3, del decreto legge 60/2024 (convertito dalla legge 95/2024) e attuato tramite il decreto interministeriale del 3 aprile 2025. Le linee guida e le istruzioni operative per accedere a questa agevolazione sono descritte nella circolare INPS n. 148 del 28 novembre 2025, disponibile sul sito ufficiale dell’INPS. L’incentivo è rivolto esclusivamente a chi:

  • Non ha ancora compiuto 35 anni
  • È disoccupato al momento dell’avvio dell’impresa
  • Ha avviato una nuova attività tra il 1° luglio 2024 e il 31 dicembre 2025 (con sede sul territorio nazionale)
  • Opera in uno dei “settori strategici” individuati dal decreto attuativo legati alle nuove tecnologie e alla transizione digitale.

I settori ammessi sono quelli strategici, legati allo sviluppo di nuove tecnologie e alla transizione digitale ed ecologica. Il contributo spetta anche nel caso in cui il codice Ateco idoneo venga inserito solo come attività secondaria, a condizione che i requisiti anagrafici e lavorativi siano totalmente validi al momento dell’avvio. Si ricorda inoltre che a inizio 2026, la platea del beneficio è stata ampliata con due ulteriori chiarimenti:

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Quanto vale e come funziona il contributo

Il cuore della misura è un contributo economico di 500 euro al mese, riconosciuto per un massimo di 3 anni e comunque non oltre il 31 dicembre 2028. L’INPS lo eroga in tranche annuali anticipate (6.000 euro l’anno, fino a 18.000 euro totali) ed è qualificato come somma non imponibile ai fini fiscali, quindi non rientra nel reddito ai fini IRPEF.

Come e quando presentare la domanda

Per ottenere il bonus da 500 euro la domanda va presentata esclusivamente all’INPS entro 30 giorni:


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  • Per le imprese avviate prima della pubblicazione delle circolari operative (27‑28 novembre 2025), i 30 giorni decorrono da queste date
  • Per le imprese nate dopo, il termine parte dalla data effettiva di inizio attività.

La procedura online da seguire è questa:

  • Accedere al portale INPS con SPID, CIE o CNS
  • Entrare nel “Punto d’accesso alle prestazioni non pensionistiche”
  • Selezionare il servizio “Incentivo Decreto Coesione”
  • Compilare il modulo con i dati dell’impresa (codice fiscale, settore e codice ATECO, sede), i dati identificativi del lavoratore interessato, la tipologia di contratto, la retribuzione mensile media prevista e la Regione e provincia della sede dove si realizza il rapporto di lavoro.

In alternativa ci si può rivolgere a un patronato o al Contact Center INPS (803 164 da rete fissa, 06 164164 da mobile). Le domande vengono accolte fino a esaurimento delle risorse stanziate, quindi conviene muoversi rapidamente se si rientra nei requisiti.

Come funziona la verifica dello stato di disoccupazione

Il nucleo centrale dell’istruttoria per l’incentivo riguarda lo stato di disoccupazione, così come definito dall’articolo 19, comma 1, del decreto legislativo 150/2015. Tale condizione richiede la presentazione della Dichiarazione di immediata disponibilità (Did) al Centro per l’impiego ed essere privi di lavoro o con un reddito non superiore alle soglie esenti da imposte.

Le Faq del Ministero del Lavoro pubblicate il 20 maggio 2026 chiariscono anche che in caso di rifiuto dovuto a incongruenze su questo requisito, l’INPS in fase di riesame controllerà le risultanze del sistema informativo unitario delle politiche del lavoro. L’istanza potrà quindi essere accolta unicamente se i Centri per l’impiego aggiorneranno i dati, certificando che il richiedente risultava disoccupato alla data di avvio dell’impresa.

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Inoltre, alcune pratiche restano temporaneamente sospese. Si tratta di domande in attesa delle risposte sulla regolarità contributiva per iscritti a Casse previdenziali esterne all’INPS o per chi ha versato alla Gestione separata senza completare la relativa iscrizione.

Come presentare istanza di riesame per l’incentivo

Chi ha ricevuto una notifica di rifiuto ha a disposizione un termine non perentorio di 30 giorni dalla pubblicazione del messaggio INPS n. 1955 del 10 giugno 2026 o dal giorno della conoscenza del rigetto per presentare l’istanza. La scadenza indicativa è fissata al 10 luglio 2026.

La procedura si svolge interamente online sul portale dell’Istituto. Occorre:

  • Accedere con identità digitale tramite Spid, Cie, Cns o eIdas
  • Entrare nel percorso Punto d’accesso alle prestazioni non pensionistiche e selezionare Incentivo Decreto Coesione.
  • Nella sezione delle proprie domande apparirà l’opzione Richiedi riesame. Da qui è possibile consultare i motivi del rigetto e allegare la documentazione a supporto utile alla nuova valutazione.

Come spendere l’incentivo: i chiarimenti del Ministero

Con gli ultimi chiarimenti del Ministero del Lavoro è stato specificato in modo puntuale come possono essere utilizzate le somme dell’incentivo da 500 euro al mese, per evitare errori e rischi di restituzione. Il principio di base è che ogni spesa deve essere strettamente connessa all’attività imprenditoriale o libero‑professionale avviata nei settori strategici, escludendo qualsiasi utilizzo per consumi privati (come vacanze, cene o acquisti personali non legati al business).

Rientrano quindi tra le spese ammissibili:

  • Le immobilizzazioni materiali (arredi, macchinari, attrezzature, impianti)
  • Le immobilizzazioni immateriali (marchi, brevetti, software)
  • Le principali spese di gestione, compresi per esempio i canoni di affitto dei locali in cui si svolge l’attività, purché sia sempre dimostrabile il legame con l’avvio e lo sviluppo del progetto.

Un altro punto chiave riguarda le modalità di pagamento: per tutte le spese effettuate con le somme dell’incentivo è richiesto l’uso di strumenti tracciabili, quindi pagamenti tramite bonifico, carte o altri mezzi che lascino una prova chiara dell’operazione, mentre l’uso del contante è sconsigliato perché rende più difficile dimostrare la corretta destinazione delle risorse in caso di controlli.

In attesa di ulteriori istruzioni operative da parte dell’INPS, il consiglio pratico per i beneficiari è di conservare con cura tutta la documentazione (fatture, ricevute, contratti, estratti conto) e di pianificare le spese tenendo sempre presente che il contributo deve rappresentare un vero sostegno all’autoimpiego, non un’entrata aggiuntiva da usare liberamente.