L’Assegno di Inclusione (ADI) si conferma come misura centrale del welfare italiano anche nel 2026, offrendo un sostegno economico fondamentale alle famiglie in difficoltà. Con l’arrivo del mese di giugno, l’INPS ha stabilito come al solito un calendario rigoroso e ben definito per l’erogazione degli accrediti, che varia a seconda dello stato della pratica presentata dal cittadino. Il quadro normativo prevede specifiche e rigide soglie patrimoniali da rispettare, oltre a importanti novità sulle modalità di erogazione e di rinnovo della misura. Vediamo qui sotto tutti i dettagli.
1. Assegno di Inclusione, i requisiti economici e patrimoniali per il 2026
Anche nel 2026 l’accesso all’ADI impone limiti economici stringenti, basati sull’esatta composizione del nucleo familiare. Il primo parametro imprescindibile è l’indicatore ISEE, che non deve superare il tetto massimo di 10.140 euro.
Inoltre, il reddito annuo complessivo del nucleo deve fermarsi a 6.500 euro. Questo valore base andrà poi moltiplicato per il parametro della scala di equivalenza familiare stabilita dalla legge. Per quanto riguarda la situazione patrimoniale, i limiti da non superare sono due:
- Patrimonio immobiliare: il valore non deve oltrepassare i 30.000 euro (ai fini del calcolo è sempre esclusa l’abitazione principale del nucleo)
- Patrimonio mobiliare: il tetto massimo per conti correnti e depositi è fissato a 6.000 euro per i single, 8.000 euro per le coppie e 10.000 euro per le famiglie con tre o più componenti.
1.1 Le regole su cittadinanza e residenza
La prestazione spetta di diritto a cittadini italiani, europei o extracomunitari in possesso di un permesso di soggiorno di lungo periodo. L’obbligo di residenza in Italia impone una permanenza nel nostro Paese di almeno cinque anni al momento dell’invio della domanda, di cui gli ultimi due trascorsi in modo continuativo.