Ad agosto 2026 torna l’accredito dell’ex Bonus Renzi, cioè il trattamento integrativo, per milioni di lavoratori dipendenti e per chi percepisce la NASpI. Si tratta di una misura ormai strutturale che continua a dare un sostegno ai redditi medio-bassi, soprattutto in una fase in cui prezzi e spesa quotidiana restano alti.
A differenza di molti altri benefici, questo credito non va richiesto: viene riconosciuto in automatico, direttamente in busta paga oppure sull’indennità di disoccupazione, senza compilare moduli o aprire pratiche con l’INPS. L’importo può arrivare fino a 1.200 euro l’anno, cioè circa 100 euro al mese, a seconda del reddito e della posizione del contribuente. Ecco i dettagli.
1. Come funziona e quanto vale l’ex Bonus Renzi
Il trattamento integrativo, conosciuto ancora da molti come ex Bonus Renzi, è stato introdotto con il D.L. n. 3/2020 e oggi riconosce un importo massimo annuo pari a 1.200 euro, distribuito nel corso dei mesi di lavoro o di percezione della NASpI.
Per i lavoratori dipendenti la somma si traduce in una voce stabile del cedolino, che aumenta il netto in busta senza essere soggetta a ulteriore tassazione. Il valore effettivo dipende dai giorni di lavoro effettivamente svolti: più il rapporto di lavoro copre mesi nel corso dell’anno, più il beneficio si avvicina al massimale.
Anche chi riceve la NASpI ad agosto può avere diritto al trattamento integrativo, perché l’indennità di disoccupazione rientra tra i redditi assimilati a quello da lavoro dipendente. In questo caso, però, non interviene il datore di lavoro: l’importo viene calcolato e pagato direttamente dall’INPS, con una liquidazione separata rispetto alla rata ordinaria della NASpI.