Il Reddito di libertà della Regione Siciliana è una misura autonoma rispetto al Reddito di libertà nazionale gestito dall’INPS. È rivolto alle donne vittime di violenza che stanno seguendo un percorso di supporto e punta a sostenere, attraverso un progetto personalizzato, la conquista dell’autonomia economica, abitativa e lavorativa.
La distinzione è importante: non si tratta del contributo nazionale richiesto tramite i servizi sociali e finanziato con risorse statali, ma di un intervento regionale pensato per sostenere le donne rimaste escluse dal finanziamento INPS. Per l’annualità 2026, la Regione Siciliana ha aumentato sia il tetto del contributo che le risorse disponibili. E i termini per le domande sono stati riaperti fino al 30 ottobre 2026. Ecco qui sotto tutti i dettagli.
Che cos’è il Reddito di libertà Sicilia
Il Reddito di libertà Sicilia è un finanziamento regionale destinato alle donne vittime di violenza residenti nell’Isola, prese in carico dai Centri antiviolenza oppure dalle strutture di accoglienza a indirizzo segreto accreditate.
L’obiettivo non è riconoscere un assegno mensile generalizzato, né creare una misura rivolta indistintamente alle persone con redditi bassi. Il contributo viene invece collegato a un progetto individuale costruito per permettere alla donna di uscire concretamente da una condizione di dipendenza economica e sociale.
La misura può sostenere, ad esempio:
- Il pagamento del canone di locazione e altre spese necessarie per l’autonomia abitativa
- Le utenze e i servizi essenziali
- L’acquisto di strumenti, materiali e attrezzature per avviare o riprendere un’attività professionale
- Corsi di formazione e percorsi di qualificazione
- Iniziative finalizzate al lavoro, all’occupabilità e al reinserimento sociale
- Interventi legati al percorso scolastico e formativo dei figli minori o con disabilità.
La logica, quindi, è quella di finanziare un piano di emancipazione: ogni spesa deve essere coerente con le esigenze della beneficiaria e con il percorso concordato insieme ai soggetti che la seguono.
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L’importo della misura nel 2026
Per l’avviso 2026 la Regione Siciliana ha innalzato il contributo massimo concedibile da 10.000 a 15.000 euro per progetto. L’aumento è pari al 50% rispetto al limite previsto nel 2025. Anche la dotazione finanziaria complessiva è cresciuta: dalle risorse pari a circa 236.000 euro delle precedenti edizioni si è passati a oltre 600.000 euro.
Non significa, però, che tutte le beneficiarie riceveranno automaticamente 15.000 euro. Quella cifra rappresenta il tetto massimo finanziabile: l’importo effettivo dipende dal progetto personalizzato, dalle spese ammissibili e dalle risorse disponibili al momento dell’istruttoria.
Nel 2025, il bando regionale prevedeva un contributo massimo annuo di 10.000 euro e una procedura a sportello, con domande valutate fino all’esaurimento delle risorse. Per il 2026, l’impostazione resta legata alla presentazione e al finanziamento dei progetti entro la disponibilità del fondo regionale.
A chi spetta e quando presentare domanda
La misura regionale è destinata alle donne che rispettano contemporaneamente alcuni requisiti fondamentali:
- Essere residenti in Sicilia
- Essere vittime di violenza
- Essere già prese in carico da un Centro antiviolenza oppure da una struttura di accoglienza a indirizzo segreto accreditata
- Trovarsi in una situazione di fragilità economica
- Non beneficiare del Reddito di libertà nazionale erogato dall’INPS.
Quest’ultimo punto chiarisce bene il ruolo della misura siciliana. La Regione intende infatti offrire una risposta anche alle donne che, pur avendo i requisiti e un effettivo bisogno di sostegno, non hanno ottenuto il contributo nazionale per insufficienza delle risorse statali.
La domanda non è presentata dalla donna in completa autonomia attraverso un portale regionale. Sono i Comuni siciliani, in collaborazione con i Centri antiviolenza e le strutture di accoglienza coinvolte, a predisporre e trasmettere le richieste per i progetti individualizzati.
Per l’avviso 2026, le domande dei Comuni potevano essere inviate dal 30 giugno al 31 luglio. La Regione Siciliana ha però riaperto i termini per presentare le istanze, e il nuovo termine è stato fissato alle ore 00:00 del 30 ottobre 2026. Le istanze sono finanziate secondo l’ordine cronologico di arrivo, fino all’esaurimento delle risorse.
Differenze con il Reddito di Libertà nazionale INPS
Il Reddito di libertà nazionale è una misura statale gestita dall’INPS e ha caratteristiche proprie: viene riconosciuto alle donne vittime di violenza seguite dai servizi sociali e dai Centri antiviolenza, nei limiti delle risorse assegnate alle Regioni. Nel 2026 l’importo mensile riconosciuto è pari a 530 euro.
Il Reddito di libertà Sicilia, invece, nasce da fondi regionali, viene attivato attraverso i Comuni e finanzia un progetto personalizzato. Nel 2026, il contributo regionale può arrivare a 15.000 euro per progetto, mentre lo scopo dichiarato è integrare la protezione offerta dal sistema nazionale e coprire, in particolare, le richieste non finanziate dall’INPS.
In pratica, le due misure hanno una finalità simile — favorire l’autonomia di donne che stanno uscendo dalla violenza — ma non sono sovrapponibili né cumulabili nel caso disciplinato dall’avviso regionale. Chi percepisce il Reddito di libertà INPS non rientra, infatti, tra le destinatarie del finanziamento siciliano.
Reddito di libertà e Reddito di povertà: attenzione a non confonderli
In Sicilia è stata attivata anche un’altra misura, il cosiddetto Reddito di povertà o contributo di solidarietà. Si tratta di un intervento completamente differente rispetto al Reddito di libertà.
Il Reddito di povertà è stato rivolto ai nuclei familiari residenti in Sicilia da almeno cinque anni, con ISEE 2023 inferiore a 5.000 euro. Era un contributo una tantum a fondo perduto, gestito da IRFIS-FinSicilia, con una dotazione di 30 milioni di euro.
Gli importi ufficiali del Reddito di povertà 2025 erano i seguenti:
| Punteggio in graduatoria | Importo del contributo |
| Fino a 20 punti | 2.500 euro |
| Da 21 a 30 punti | 3.500 euro |
| Oltre 30 punti | 5.000 euro |
L’assegnazione non dipendeva soltanto dall’ISEE. La graduatoria attribuiva punti anche in base alla composizione familiare, alla presenza di figli minorenni, alla condizione abitativa e a situazioni di disagio sociale. Tra queste erano considerate anche condizioni come quella di ragazza madre, vedova con figli o donna vittima di violenza.
Dunque, il Reddito di povertà è un aiuto economico una tantum per famiglie con ISEE molto basso; il Reddito di libertà Sicilia è invece un intervento mirato e progettuale per donne vittime di violenza, costruito per rendere possibile l’uscita dalla dipendenza economica e la ricostruzione di una vita autonoma.