Per la NASpI di ottobre 2026, il pagamento dovrebbe seguire il consueto schema di accredito INPS, ma il giorno esatto può cambiare in base a quando è stata presentata la domanda, alla decorrenza della prestazione, ai controlli sulla posizione del beneficiario e ai tempi della sede territoriale che gestisce la pratica.
Per evitare ritardi o sospensioni, è tuttavia importante non limitarsi ad attendere l’accredito: chi riceve la NASpI deve mantenere i requisiti richiesti, rispettare gli obblighi connessi alla disponibilità al lavoro e comunicare all’INPS qualsiasi cambiamento che possa incidere sulla prestazione. Di seguito, le regole da conoscere e i modi più rapidi per verificare l’effettiva disposizione del pagamento di ottobre.
1. Requisiti e obblighi per avere la NASpI
L’accoglimento della domanda non garantisce automaticamente la NASpI fino alla fine del periodo riconosciuto. Durante la fruizione dell’indennità, il beneficiario deve infatti continuare a rispettare le condizioni previste dalla normativa e dagli impegni assunti con i servizi per l’impiego.
I due obblighi principali sono:
- DID valida e attiva: il titolare deve aver presentato la Dichiarazione di Immediata Disponibilità al lavoro e conservare lo status di persona disoccupata disponibile a lavorare. Se la DID manca o viene meno, viene a mancare una condizione fondamentale per ricevere l’indennità.
- Partecipazione alle politiche attive: il beneficiario deve prendere parte alle attività previste dal patto di servizio personalizzato, tra cui colloqui di orientamento, corsi di formazione, percorsi di ricollocazione e convocazioni presso il Centro per l’Impiego. Assenze ingiustificate, mancata partecipazione o rifiuto delle iniziative proposte possono determinare riduzioni, sospensioni o perdita della NASpI.
Occorre inoltre informare tempestivamente l’INPS quando cambia la propria situazione lavorativa. Le circostanze che possono richiedere una comunicazione comprendono:
- L’avvio di un’attività autonoma o l’apertura di una partita IVA
- La firma di un nuovo contratto da dipendente, anche se breve, part-time o a termine
- La trasformazione di un rapporto già in corso, per esempio da tempo determinato a contratto a tempo indeterminato.
Non comunicare queste variazioni può comportare conseguenze pesanti, come:
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- Sospensione dell’erogazione
- Perdita definitiva della prestazione
- Richiesta di restituzione delle somme ricevute ma non dovute.